La Rivoluzione del Regueton: Cuba nell'era del digitale

Il regueton cubano è riuscito a trovare anche spazio all'interno della prestigiosa rivista Time che ha chiamato il lavoro congiunto tra il giornalista Chelsea Matiash, la fotografa cubanoamericana Lissette Poole, il regista Brian Chu, Reggaeton Revolución: Cuba in the Digital Era. Il documentario racconta l'influenza del genere urbano sull'isola ostacolato dal 'gobierno' per il suo linguaggio esplicito, perché considerato da molti immorale, che però spopola tra i giovani che lo preferiscono alla salsa; La Revolución del Reguetón sorge spontanea nella Cuba nell'era digitale, spesso anche senza accesso ai costosi punti di accesso WiFi sparsi nelle varie piazze.
I video e le canzoni raggiungono la maggioranza della popolazione attraverso "El Paquete Semanal", un hard disk di un terabyte portatore di succulente novità: film, serie tv, giochi, dischi, magazine ed applicazioni, una sorta di Netflix alla cubana, illegale ma tollerata dal governo poichè non diffonde materiale anti-castrista, sovversivo, osceno o pornografico, e sopisce le richieste del popolo in merito a maggiori aperture sul fronte banda larga.
Il cortometraggio riporta le testimonianze di alcuni artisti, tra cui quelle di Jacob Forever che sostiene che il regueton sia un virus, di Damian che confessa amaramente come "La Isla Grande" sia l'unico posto dove la pirateria è legale, a cui si aggiungono quelle di El Micha, Dj Unic, tra gli altri, e che mostra la frustrazione di alcuni di loro nel dover vivere lontano dai mezzi di comunicazione.


Reggaeton Revolución: Cuba in the Digital Era from WEREHAUS on Vimeo.

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